Il pettirosso e la briciola

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La prima foto del pettirosso nella nostra veranda risale al 1994. Ma già molti anni prima lo vedevamo aggirarsi in giardino fra gli alberi, aspettando che mia madre “scotolasse” la tovaglia dopo il pranzo, per banchettare con le nostre briciole.
Sono passati tanti anni. Più di trenta. Il pettirosso è ancora là, ogni giorno, mezz’ora dopo l’una.
Un pettirosso. Non un passero, non una gazza, non un colombo o un’upupa.
Sempre e soltanto un pettirosso. Uno solo.
L’enciclopedia e il libro di scienze mi spiegano che un pettirosso vive al massimo per soli 4 anni.
Allora non capisco. E sdoganato dalla ragione, sono libero di sognare e immaginare che il pettirosso di tanti anni fa abbia insegnato la strada al suo piccolo. E così via per generazioni.
“Vieni qua a quest’ora esatta del giorno. Da quella porta uscirà una signora con la faccia buona a darti da mangiare. Tutti i giorni.”
La signora Teresa.
Madre e nonna di umani. Nutrice di generazioni di pettirossi.

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